Se n’è andata Anna Hilbe, una compagna molto conosciuta a Bologna. La sua militanza politica si sviluppò su tutto il lungo decennio rosso italiano. Negli anni’70 fu molto attiva in Lotta continua (in quella che era stata una delle organizzazioni rivoluzionarie più importanti del nostro paese), poi la sua sensibilità e i suoi interessi la portarono verso il movimento femminista. Fu negli anni successivi al 1977 che, insieme a un gruppo di compagne femministe, aprì in Strada Maggiore la “Librellula”, la prima libreria delle donne nella nostra città, che divenne subito un centro culturale e di impegno sociale molto importante.
In un’intervista di qualche tempo fa, trovata in rete, Anna parlava così di quella esperienza: “in quegli anni facevo avanti e dietro da San Francisco dove mio marito faceva l’attivista e insegnava economia politica all’università di Hopkins. Quelli furono gli anni in cui acquisii la consapevolezza del potere maschile e delle disuguaglianze di genere. Il ’68 mi avvicinò alle lotte per i diritti e al contesto politico di quel periodo, negli anni ’70 entrai a far parte di Lotta continua e iniziai il mio percorso all’interno del movimento femminista. Un movimento che si distaccò dalle ideologie del tempo raggiungendo una libertà intellettuale e una profondità che mai si sarebbero ripetute. Per noi la lotta femminista non è stata una lotta per l’emancipazione, ma per la liberazione, per la conquista di una propria specificità che avrebbe portato le donne ad affrontare i problemi di tutti in maniera autonoma e personale. Bologna, con la sua vivacità politica ce lo permetteva, oggi è diverso. La città è diventata una mangiatoia, dove la gente non fa altro che mangiare e parlare di cibo, la politica si è allontanata dai giovani e i giovani dalla politica e la partecipazione militante è pressoché scomparsa”.
Anna per lungo tempo ha fatto la docente di lingue e la traduttrice, poi, una quindicina di anni fa, andando in pensione, decise di aprire prima in via San Petronio Vecchio, trasferendosi poi in via Fondazza, “Libri Liberi”, ispirata da The Book Thing di Baltimora , una libreria gratuita statunitense.
Non era una libreria qualunque, o un semplice spazio per libri usati, era un luogo bello e accogliente dove si raccoglievano donazioni di libri, e dove un libro si poteva andare a prenderlo gratuitamente senza l’obbligo portarne uno in cambio. E se si desiderava prenderne uno in prestito, o di non restituire quelli presi una volta terminata la lettura, entrambe le azioni erano ben accolte. Ma in più c’era lo straordinario lavoro a monte che Anna faceva, prendendosi il tempo di valutare i vari volumi che venivano portati. Nelle tre grandi stanze dagli alti soffitti di Via Fondazza, l’ordine è sempre stato impeccabile e gli scaffali erano organizzati secondo criteri professionali.
Insomma a Libri Liberi sembrava di stare in un’elegante libreria indipendente , e in un certo senso lo era, con una sola eccezione: non c’era una cassa. E non c’erano nemmeno i cartellini col prezzo: in quel luogo libri erano gratuiti, ma l’esperienza era esattamente la stessa di quella che si vive sfogliando i titoli in una normale libreria.
Anna la raccontava così questa esperienza: “Mi sento fortunata ad essermi ritagliata questo spazio di libertà, in un momento in cui Bologna non offre gli stessi stimoli culturali di un tempo. Tutti questi libri hanno su di me uno straordinario effetto terapeutico.Qui riesco ad apprezzare la grandissima conoscenza che le letture riescono a donare”.
Attorno ad Anna si era formata una piccola comunità di amiche ed amici che la aiutavano a portare avanti questo suo progetto, soprattutto da quando lei aveva iniziato a non stare più bene.
Il Centro di documentazione Francesco Lorusso – Carlo Giuliani era entrato in rapporto con Anna attraverso i suoi compagni più vecchi, quelli che avevano condiviso con lei le lotte e la militanze negli anni ’70, nel momento in cui portò all’archivio dei movimenti le collezioni rilegate del quotidiano Lotta Continua e di Quotidiano Donna.
Chi ha avuto la fortuna di conoscerla ha potuto apprezzare la sua dolcezza, la sua generosità e la sua grande sensibilità.
I fogli che sono stati attaccati alla notizia della sua morte sulle serrande abbassate di “Libri Liberi”, con messaggi di saluto, di ricordo o di auspicio affinché la libreria più libera del mondo torni ad aprire sono la testimonianza di quello che Anna ci ha lasciato. Speriamo che si torni a vedere dalle vetrine di via Fondazza quel capolavoro che Anna ha fatto nascere e crescere, perché è assolutamente necessario che quella storia, che è la storia di Anna Hilbe, continui a vivere.
